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Giganti dell’hi-tech: Uber ancora nella tempesta

Il mondo dell’hi-tech si interroga sul difficile momento che sta attraversando Uber, la quale deve fare i conti non soltanto con l’opposizione di quelle categorie di lavoratori, come i tassisti, che si sentono minacciati dalla sua espansione.

La società infatti si trova ora alle prese con l’ennesima crisi ai vertici, la quale fa capire come all’interno di Uber le cose non stiano andando particolarmente bene. A sbattere la porta, dopo soli sei mesi, è stato Jeff Jones, che era divenuto presidente di Uber solo nella seconda metà dello scorso anno.

Jeff Jones se ne va a causa di conflitti con i vertici

Ad annunciare la fine dell’avventura nel ruolo di presidente di una delle società più importanti dell’hi-tech è stato lo stesso Jeff Jones, che nel comunicato con cui ha annunciato le sue dimissioni ha parlato di visioni non conciliabili per quanto riguarda aspetti come l’approccio alla leadership.

Le dimissioni di Jeff Jones hanno alla base un prolungato contrasto con Travis Kalanick, amministratore delegato di Uber, oltre che con gli altri esponenti di vertice della società. La notizia, rilanciata inizialmente da alcuni siti specializzati nelle questioni riguardanti il mondo dell’hi-tech, è stata poi ufficializzata da entrambe le parti, con Jeff Jones che ha addirittura già aggiornato il proprio profilo Linkedin, dove si legge come lui sia “ex” presidente di Uber.uber

I motivi dell’addio di Jones

Alla base dell’addio di Jeff Jones, come detto, vi sono duri contrasti con i vertici di Uber. Ma la nomina di un chief operating officer decisa dai vertici della società, non sarebbe il motivo principe della rottura, anche se Kalanick afferma che è questa la causa.

Secondo il CEO di Uber la possibilità di vedersi affiancare da una figura del genere, con competenze simili, avrebbe convinto Jones della bontà di un addio ad Uber. Tuttavia la dichiarazione dell’ormai ex presidente fa supporre come i motivi della rottura siano ben più profondi di un semplice contrasto relativo ad una figura manageriale da affiancargli.

Jones avrebbe deciso per l’addio perchè ormai consapevole della impossibilità di andare a ricostruire un rapporto, ormai ai minimi termini, tra la società e i propri “driver”. La goccia che però avrebbe fatto letteralmente traboccare il vaso sarebbero state le dichiarazioni di una ex dipendente di Uber: Susan J. Flower, questo il nome della donna, ha reso pubblico un caso di reiterate molestie di natura sessuale che l’azienda avrebbe insabbiato.

Jeff Jones non nasconde i contrasti

Se Uber ha cercato, con il comunicato che ha ufficializzato l’addio con Jeff Jones, di nascondere i contrasti, lo stesso non ha fatto quest’ultimo. Per capirlo basta prestare attenzione al suo comunicato di commiato, che sicuramente non farà piacere ad una delle società di punta della nuova frontiera dell’hi-tech.

Jeff Jones ha infatti affermato, attraverso un comunicato rilasciato ad alcune agenzie di stampa, di aver deciso di iniziare l’avventura in Uber spinto dall’idea di poter portare l’azienda ad essere più “matura e globale” e di aver deciso di lasciare una volta resosi conto che tali obiettivi sono non raggiungibili e che l’idea di leadership della società di San Francisco è assolutamente opposta a quella che da sempre guida il suo percorso professionale. Per Uber, come detto, si tratta di un altro duro colpo: ora il mondo dell’hi-tech si interroga su quali saranno le prossime mosse dell’azienda.

Fonte: Sky TG24 Tech